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Da un pazzo cosa ci si può aspettare.......(Attenzione questo spazio può provocare gravi danni alla mente) |
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July 05 PenelopeE dormiamo sonni pieni di timorosi agguati July 01 L'uomo NeroL’uomo nero mi guarda nascosto dietro l’albero del cortile. Studia i miei movimenti e le mie mani. Si mette in allarme se Lei si avvicina, l’uomo nero è svelto ed attento. Scruta la notte ed i miei movimento, danza nell’oscurità, nascosto dal vento e riparato dalla luce della luna. Non si sente ma c’è. Ed il suo respiro si farà più pesante se all’improvviso arriverà Lei. Ed il suo sguardo sarà nervoso se all’improvviso ci sarà Lei. Non c’è prova non c’è alibi, davanti ai suoi occhi resterai sempre colpevole. Non c’è prova non c’è alibi, per lui tu sarai sempre colpevole. Lento sarà il suo sguardo se la tua mano danzerà sul collo della sua Luce. Scolpito sarà il suo viso se le tue braccia il corpo di quella Luce abbracceranno. Niente testimoni, niente processo. Colpevole in primo grado senza passare dal via. Per lui tu sarai sempre il suo primo nemico, l’essere da battere, quello da superare, l’uomo da controllare. Niente saluto, niente discussioni, niente amicizia se Lei è qui. Niente sorrisi, niente birre insieme se Lei è qui. Torna settembre e torna inverno. Torna stagione dalle lunghe piogge. Riporta con te l’estate e chi c’è venuto, liberami dall’uomo nero. Ti prego liberami dall’uomo nero. Torna stagione del non ritorno, torna periodo della febbre e delle malattie. Torna e portami via per almeno altri venti giorni così da darmi il tempo di prendere l’aereo ed andare via. Via da Lei. Lì dove il sole non ti scalda mai e dove la nebbia si vende insieme al tabacco. Ritorna da dove sei venuta tentazione della mia debole anima, così che l’uomo nero possa togliersi il cappuccio e tornare mio amico, così che anche lui possa tornare a ridere ed a rivedere la luce che da troppo tempo non passa attraverso la sua folta barba. Ma l’estate è ormai passata, l’escursione terminata, si torna alla routine, si torna alla vita. Lei scompare insieme al ricordo dell’ultimo bagno e dell’ultima giornata passata a sorridere al mondo. L’uomo nero si toglie la maschera e torna a chiedermi una sigaretta. Tutto torna a sorridere, tutti tornano ad essere tranquilli: “l’uomo nero se n’è andato!” . Ma nel silenzio lui sa, che basterà solo il ritorno di un’altra estate per tornare nell’oscurità.
A voi umani che indossate una maschera, a chi si perde nelle oscure vie della gelosia, chi si sente inferiore per natura, a quelli che sotto un sorriso tirato nascondo decadi di odio, a chi per paura giudica una persona, a chi senza motivo crede per comodità alla prima verità che gli capita… Sappiate che le vostre convinzioni sono deboli come ali nelle tenebre June 07 Piangi...Vorrei scrivere parole che non si cancellino appena si alzi il vento. Pensare a qualcosa che non svanisca nel momento in cui la stia immaginando. Prendere una decisione e rispettarla in ogni punto, senza rinnegarla appena mi sveglio la mattina. Dire “adesso sarà tutto diverso” senza contraddirmi dopo pochi minuti. Sono stanco ed infelice. Parecchio infelice. Sono ormai due giorni che sento un pugno dentro lo stomaco. Faccio fatica a respirare. Dubito e sono insicuro. Infelice. Vedo il mondo come un enorme ombra che tenta a tutti i costi di coprirmi, come un aria gelida che si avvicina e mi accarezza la pelle, come un raggio di luce improvviso dopo anni di buio. Tutto tende a confondermi e a farmi stare male. Non ho stimoli e mi lascio andare. Affogo eppure non mi dispiace. Ci sto male ma non mi dispiace. Mi sento diverso, intrappolato in qualcosa di più grande di me. Mi chiedo come possa mai essermi ridotto così…non è noia ne pigrizia,semplicemente “non c’è ne”. Devo ridurmi a far pena alla gente e la cosa mi irrita. Non riesco più nemmeno a stargli vicino. Una parte di me quasi li odia. E’ inconcepibile. Sto malissimo. Ho bisogno d’aiuto e non c’è nessuno che possa prendersi cura di me. Non riesco a badare a me stesso. Nemmeno tu ci sei più. Assurdo, dirti “sto male” e vedere il tuo più distaccato realismo. Ma forse è normale, infondo ti ho cacciata io…altro errore, altro mattone di questo enorme muro che mi allontana dalla meta. Sto male. Domani affronterò la giornata proprio come un pugile affronta il suo ultimo round, a passi corti ed incerti, con la guardia ancora bassa ed il sangue che ti copre lo sguardo, ma sempre a testa alta. Perché, anche se so che da quel ring non sarò io ad uscire trionfante, non ti darò mai la gioia di potermi vedere triste. Non questa volta. So che auto distruggermi è forse l’unica vera dote che ho, ma non questa volta. Anche se da solo io andrò avanti. In qualche modo ce la farò…Sono il timido rimpianto di un sognatore fallito. Sto male.
“Fumo un'altra sigaretta perché è facile buttarsi via, respiro e scrivo…”
May 27 Nullità nell'ImmensitàA noi che la vita ci sembra dovuta. A noi che accendiamo ogni giorno il televisore e sentiamo gli ultimi aggiornamenti sull’interminabile lista di morti a causa di guerre. A noi che ogni giorno commentiamo l’ultimo incidente di turno che ha strappato alle proprie famiglie i propri figli. A noi che da troppo tempo ormai guardiamo impassibili l’ultimo sospiro di un uomo. Noi che non facciamo più distinzione fra tutte le tragedie che avvengono in queste eterne ventiquattro ore. Noi che ormai abbiamo imparato a convivere con la morte. Noi che sappiamo affrontare ogni tragedia, noi che siamo convinti di sopravvivere. Passi anni a progettare un esistenza, a studiare, sacrificarti, rinunciando ad esperienze che sei sicuro recupererai negli anni. Sogni ad occhi aperti il tuo futuro, nei momenti liberi ti godi quel poco che hai fin ora costruito, gli amici, lo sport, gli hobby. Ogni notte poi ti ritrovi a chiudere la luce della tua camera, sistemarti fra le coperte, chiudere gli occhi e pensare “Cosa farò domani?”. Poi ti svegli, in una mattina come tante altre e scopri che quel “domani” per qualcuno non ci sarà più. Ci sarà la malinconia, la tristezza, qualche lacrima e momenti di vuoto. Ma soprattutto ci sarà la sensazione di assoluta incertezza che eri riuscito a sopprimere in tutti questi anni. Siamo granelli di sabbia al vento. Nullità. Sappiamo di essere biologicamente progettati per morire e questo ci mette paura, talmente tanta da negare l’evidenza. Sogniamo per non pensare al domani. Sogniamo il futuro e speriamo di risvegliarci ogni mattina. In questo modo però si rischia di non vivere a pieno tutto quello che invece la tua esistenza può darti. I più fortunati magari quei sogni riusciranno anche a realizzarli o per lo meno riusciranno a provarci, ma altri resteranno bloccati ai blocchi di partenza; come un bossolo di proiettile rimasto inceppato nella canna di un arma.
A volte mi domando quanto della nostra paura della morte abbia fatto crescere in noi l’esigenza di un dio, di una religione e di un paradiso. La rabbia di chi si è sentito strappato via qualcosa che non era ancora pronto a perdere la conosco bene. L’essere vittima di qualcosa che non puoi cambiare. Non c’è corte d’appello ne rinvio a giudizio. Ci sei solo tu, distrutto dal vuoto che in quel momento ti divora. A noi che la vita ci sembra dovuta…
May 23 Lei non sà...
Resta il tuo silenzio a farmi compagnia, immerso in questa strana malinconia che mi nasconde ciò che voglio e mi porta via
Le luci della notte ormai sono solo riflessi senza forme. La città si appresta a cambiare abito ed aspetta l’arrivo del mattino. Ad un passante chiedo informazioni. Poche macchine per la strada. L’Ipod racconta la colonna sonora della mia vita ed una sigaretta tenta di farmi dimenticare il tuo volto. Vorrei poter non raccontare di quel sorriso, di quegli occhi, del tuo nome. Vorrei poter non raccontare di ciò che è cambiato, delle tue labbra, dei tuoi occhi, delle tue lacrime. Guardo danzare il fumo col vento, un movimento fragile e lento. Respiro. Qualche goccia di pioggia accompagna il mio percorso. Non c’è meta. Resta solo la tua assenza che silenziosa si siede su una panchina e mi fa compagnia. Senti mancare il fiato, un altro tiro, un’altra danza. Fumare è tanto facile come respirare, respirare e dimenticare… Il cielo stellato ti copre dal freddo. Lei non va via e tu non riesci ad alzarti. La panchina lentamente ti avvolge. Una foglia verde ti sfiora la mano. A mezz’aria accarezza l’asfalto e ti ricorda che il verde è un bel colore. La luce confonde le ombre ed i tuoi dissapori. Ti chiedi come mai, fra i tanti ricordi e dispiaceri, lei non faccia parte dei tuoi vecchi amori? Le lancette dell’orologio giocano a rincorsesi ed una povera disgraziata si dispera per la sua scarpetta di cristallo persa poche ore prima. Respiri e dimentichi. Ripensi al verde di quella foglia, al giallo del lampione che nasconde la tua figura, a quella panchina, alle stelle, alla cenere sulla tua giacca. Lei ti guarda e tu non capisci. Lentamente ti abbraccia e tu resti perplesso. E’ lei e tu non puoi fare nulla. Leggera ti accarezza, poi stringe forte le tue mani fredde e ti appoggia a se. Tu hai già smesso di respirare da tempo e lei questo lo sa. “Non è niente, passerà”. Lo spazio si perde nel tempo, i tuoi occhi socchiusi e le sue mani calde sulle spalle. Lentamente sei in suo controllo. Lei ti stringe, ti avvicina le sue labbra all’orecchio e ti dice “Sarò sempre con te…” Sai che questo non lo dimenticherai perché il vento non soffia più attraverso il fumo di quella sigaretta.
Resta il tuo silenzio a farmi compagnia, immerso in questa strana malinconia che mi nasconde ciò che voglio e mi porta via
May 07 Fine primo Tempo
Con quali aggettivi racconterò di questa vita? Quali parole sono più adatte per descrivere cosa ho vissuto, dove sono andato e cosa ho fatto? Come risponderò quando un giorno, confuso dalla frenesia della solita giornata, mi verrà chiesto “cosa facevi quando eri bambino?”. Ma è questa sindrome da “maggiorenne” che ha conquistato la mia mente da alcuni giorni. Questo continuo bisogno di trovare un senso ben preciso a questa giornata che sia lontano da palloncini e vestiti firmati. Che responsabilità si hanno nell’essere responsabili? Con quali scuse giustificherò la mia prima caxxata da maggiorenne? Chissà di che colore sarà la penna con la quale metterò la prima “X” su una lista elettorale? Come sempre ho molte domande ma pochissime risposte. Del resto ho incominciato a dubitare di tutto da quando non riuscivo più a indicare con le dita delle mie mani il numero dei miei anni. Ma le domande ci rafforzano. Ci spingono ad andare avanti e ricercare quello che ancora non sappiamo. Certo, sarebbe bello ogni tanto trovare anche una risposta ogni tanto, ma per il momento mi accontento della fame di conoscenza che mi incatena a questa vita. Cosciente che fra qualche anno sarò qui a sorridere con aria sarcastica nel momenti in cui capirò d’averlo preso in culo in tutti questi anni. Ma dato che quel giorno ancora deve arrivare non mi resta che “godere” di questa precarietà che caratterizza la mia generazione. La stabilità è qualcosa che non ci verrà mai concessa e proprio mentre mi accorgo di aver dimenticato il motivo principale per cui volevo scrivere questo post, mi accorgo che siamo come piccole piume. Danziamo sul vento, ci muoviamo lentamente, osserviamo tutto quello che ci circonda e cerchiamo di evitare gli ostacoli più pericolosi per il nostro cammino, coscienti del fatto che prima o poi il vento smetterà di soffiare ed il nostro volo finirà. Così cerchiamo di divertirci il più possibile durante questo nostro breve viaggio, sperando di lasciare qualcosa impressa nella memoria del vento che ci ha cullati. In questi giorni ho preso una decisione e grazie all’aiuto di un mio caro amico sto realizzando un sogno che era stato rinchiuso nel cassetto da troppe generazioni. Proprio l’altra sera, intorno alle 10 di notte, mentre ero ancora impegnato a sistemare alcune piante mi sono reso conto del perché fosse così bello e rilassante per te fare quei lavori. La terra fra le dita, l’odore d’erba tagliata, la fatica ma anche l’orgoglio di fermarsi un attimo, alzare lo sguardo e vedere quello che è nato o rinato grazie a te. Impagabile. Ti accorgi che le cose più belle sono sempre nascoste da piccoli gesti. Un po’ d’acqua versata ad una pianta secca, un tocco di luce in una zona buia o anche semplicemente un complimento di una persona che ti conosce da anni e che ti dice d’esser orgogliosa di te nel vederti fare quello che stai facendo. Non c’è niente di più bello che sentirti ancora qui, in ogni cosa che faccio. In ogni mio gesto o in ogni mia passione. Uniti nella stessa rabbia che a volte abbiamo stretto fra le mani o nella gioia di vedere un semplice prato verde illuminato. Il nostro giardino.
E’ con grande affetto che ringrazio tutti quelli che in questi 17 anni e 364giorni hanno contribuito a farmi diventare ciò che sono. Dal mio compagno che mi calma e mi insegna a controllarmi, alla mia compagna che mi ricorda che infondo noi siamo gente che vale più di quanto ci vogliono far credere tutti. Al mio verde che sa rendermi felice semplicemente con un morso. A tutti quelli che mi sopportano a scuola o alla fermata, ed a quelli con cui faccio la treccia sull’asseviario. Dal gatto che mi aiuta a realizzare un sogno e che si scrocca sempre un bicchiere di Tea freddo, alla sorellina persa nelle nostre discussioni più accese di sport,musica e politica fino ad arrivare a tutti i compagni che ho perso per strada in questi lunghi anni. A quella pazza fissata col blu che mi fa ricordare che la vita è bella e che si incazza quando le ricordo che siamo solo cugini, a mia zia che per prima mi ha messo al volante di un quattro ruote e che mi ha insegnato a giocare a carte, a quel morto di sonno che presto finirà il percorso che spero di intraprendere anche io e che troppo spesso sta lontano dal funghetto che disegna sempre nei suoi quadri, ai miei nonni che non mollano mai e soprattutto grazie a mia madre, la persona che ha saputo proteggermi dal mondo per tutto questo tempo, che mi ha insegnato a sopravvivere in questo mare di squali e che mi ha ceduto un olfatto impeccabile. GRAZIE
Fine Primo Tempo (lo spettacolo riprenderà fra qualche istante)
Va bene cominciamo che prima concludiamo e prima posso andare via non è per contestare, ma la storia di cui dovrei parlare e raccontare già da molto non è più la mia
Dov'è che ci siamo già visti non ti inquadro eri anche tu coi sandinisti o facevi teatro
Comunque procediamo lo so, ti sembro strano ma sono gli anni, il vino e la miopia che poi non è che beva molto e qualche volto ancora lo ricordo e non ingrasso non sono sordo e ho ancora molta, molta fantasia
Bisogna essere ottimisti fino in fondo perché potrebbe essere domani la fine del mondo
Quante lacrime mi dai ne dimostro di meno non avevo pianto mai prima di essere un uomo
Anticamente ricordo di avere pensato che il mondo potesse comprendersi tutto in un solo momento e vivevo contento di averlo compreso ultimamente, piuttosto, considero tutta la vita un gelato, che viene leccato da tutte le lingue del mondo schifato, ma ancora goloso
Bisogna essere ottimisti fino in fondo perché potrebbe essere domani la fine del mondo
Quante lacrime mi dai ne dimostro di meno non avevo pianto mai prima di essere un uomo
Va bene cominciamo che prima concludiamo e prima posso andare via
May 03 Ama
Assurdo cosa accadde. Ondeggiavo nell’incertezza di un domani che non ci attende, muovevo il passo pesante e stavo attento, aspettavo l’arrivo del mio momento. Mescolando paura nera a pensieri bianchi osservavo il timido affanno quotidiano che ci rende partecipi del mondo. Seduto sulla panchina di una piazza di cui non ricordo il nome respiravo lentamente. Le mie mani intente ad interpretare il soffio del vento, i miei occhi fissi nel disperato desiderio di notare qualcosa di diverso e la mia mente che vagava verso paesi lontani. Tutto taceva. Tutto dormiva alla luce del sole. Ad un tratto un bagliore, una luce, una scintilla colpì la mi attenzione. Fu veloce ed irrazionale. Limpida ma appannata da questa libera depressione che ci avvolge lentamente ogni giorno. Istintivamente la mia mente mi spinse verso di essa, camminando prima e correndo dopo. Ricercavo nei volti della gente la scintilla che aveva catturato la mia attenzione. Io ago immerso in un pagliaio d’acciaio… E fra i giubbotti invernali ed i cappelli di lana, fra la neve sciolta di un pomeriggio soleggiato e le ombre di una piazza lontana dal tempo ricercavo ciò di cui la sorte mi aveva privato. Ma più mi sentivo vicino e più la mia ricerca sembrava vana. Io, piccolo tassello di un mondo che non gira più, mi perdevo nel rincorrere qualcosa che forse non era nemmeno reale. Passo dopo passo, sguardo dopo sguardo rincorrevo quel volto che aveva colpito la mia attenzione. Ma proprio quando tutto stava per essere dimenticato, mentre la sera abbracciava lentamente le luci del giorno, quel volto apparve fisso davanti a me. Stentai a crederci. Tanto incerto vagare per trovare qualcosa che non si era mai allontanata da me. Restai per un attimo immobile a fissare quei lineamenti delicati. Ne apprezzai il minimo dettaglio e l’armonia con la quale esso si mischiava al caos che lo circondava. Tentai di avvicinarmi, con passo lento ed attento. Il cuore dentro me suonava note che tutt’ora la mia mente non conosce. Il respiro, incerto ed affannoso, scandiva il mio movimento. Forse era davvero arrivato il mio momento. Con disinvoltura agirai il suo sguardo e mi avvicinai. Quei capelli, scuri come la nostra personalità più nascosta. Quei suoi occhi verdi, così limpidi da potersi specchiare. Limpidi come la pioggia di dicembre che lentamente si fonde alla neve bianca. Quelle labbra, rosa delicato, che armonizzavano con un equilibrio perfetto i suoi lineamenti delicati. Tutto danzava intorno a quegli occhi: il tempo sembrava potersi fermare se solo quelle ciglia si fossero opposte all’incedere del tempo. In quel momento divenni preda dell’oggetto che fino a poco tempo prima stavo cercando. Imprigionato dalla bellezza di quel viso…Il cuore che pompava sangue, la mia mente sempre più libera. Fu l’istinto in un momento, pochi passi, due al massimo, poi il mio braccio, la mia mano e le mie dita che si spingevano verso di esso: dovevo accarezzarlo… Chiusi gli occhi ed inghiottì coraggio, un piccolo sospiro prima che le mie mani finalmente potessero toccare il vetro.
Assurdo cosa accadde quando vidi per la prima volta il mio volto riflesso nella silenziosa solitudine quotidiana. Ama te stesso come il tuo prossimo.
April 03 Uno, Due...Alzo la guardia e resto immobile. Scruto nell’ombra il tuo minimo difetto, quel passo falso che mi garantirà la vittoria. Sguardo fisso ed attento. Mi sposto con piccoli passi, quasi ad accarezzare il tappeto sul quale danziamo: uno, due… uno due…e mentre il nostro respiro scandisce il passare incerto del tempo che ci separa dal prossimo KO, mentre i nostri sguardi si uniscono nel vago tentativo di impaurire l’altro, io sento il cuore battere lentamente, come se ogni battito potesse essere l’ultimo. Uno, due…Uno due…pochi istanti, un movimento, il tuo braccio, schivato, il mio passo…
"Distratto, riparto, ci sono cose che volevo, ma non ti ho detto mai…"
March 27 Io Disimparo (Ho voglia d'esser grato...)“Io personalmente preferisco la gente insana di mente…”
Da poco tornato da un cambiamento momentaneo, da una situazione instabile che finalmente ha smosso qualcosa nella mia troppo ordinata casualità monotona. Non conosco il mio destino ne inseguo un oracolo per scoprirne le più piccole sfaccettature. Ingoio aria e sputo veleno che lentamente corrode le persone che mi stanno accanto. Cambiare aria ogni tanto è necessario. Nel silenzio che adesso circonda la mia mente rielaborerò i tuoi ricordi, quelli giusti e quelle sbagliati. Immagazzinerò i tuoi sorrisi e lentamente lascerò sfuocare dentro di me quei colori che hanno interpretato la mia vita negli ultimi mesi. Come una foto in bianco e nero che brucia lentamente fra le fiamme. Prima la cornice, dopo i contorni, le sfumature e le tonalità di grigi fino a quando brucia anche il motivo per cui è stata scattata. Perché non sono i pregi che devono combaciare ma i difetti delle persone che lentamente, oliati dal calore della vita, devono limare i propri ingranaggi e combaciare con quelli del proprio compagno. Ma intanto il vento ci confonde e sposta le ombre, fa danzare i rami della nostra vita e gli dona una nuova luce a cui noi spesso non sappiamo adeguarci. Cambiare o adeguarsi? Vivere o subire? Morire o continuare a respirare? Essere o non essere? "La vita non sarà forse come ti immagini ma potrà comunque essere quella che tenterai di costruire..."
“Il mondo è così privo d’amore, io disimparo ad odiare”
Morgan - Insonne
February 23 Art Of LifePerché se piango poi non ha senso. Rimpiangere qualcosa che non ho perso. Desiderare un futuro già imprigionato nel più vago dei ricordi. Perché tanto tu non torni. Ne perdo il vizio e ne perdo il senso. Libero nel sentirmi ancora una volta vuoto. Indeciso come sempre. Ho privato del nome il fiore che stringo fra le mie mani ed adesso non so più riconoscere il suo profumo. Sono il triste finale di un racconto ancora non iniziato. Sono il triste finale di una vita che ancora deve finire.
Lasciami capire cosa desidero senza privarmi di ciò che provo. Lasciami immaginare mille scenari possibili per poi scartarli solo per il gusto di farlo. Creatore onnipotente di desideri irrealizzabile. Cantastorie ormai privo d’alcuna fantasia, che racconta da anni ormai sempre la stessa storia di cui puntualmente non ricordo mai il finale. Ho privato dell’azzurro il cielo per sentirmi più vicino a casa ed adesso non so più orientarmi fra le stelle. Prigioniero di una dimensione parallela che non mi rappresenta. Libero da tutte le paure ma povero di coraggio.
Attraverso i colori della vita ho colorato il mondo secondo i miei sogni, ho usato il blu per le notti in solitudine, il rosso per la passione che muove il mondo, il verde per quella sensazione di calma e serenità che ti fa sentire in equilibrio con la vita, il viola per la tristezza, il giallo per la luce ed il nero per il dolore. Ho privato d’ogni singolo traguardo la mia esistenza per non sentirmi mai più deluso ed adesso ho irreparabilmente perso la mia voglia di vita…
Questo è il racconto di una vita… |
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